Il welfare è da ricostruire. Ma per farlo è necessario il Terzo Settore


La quinta edizione del Festival dei Diritti Umani cala il sipario sul palco virtuale da cui è andata in scena. Una scelta del tema, i diritti delle persone disabili e dei più fragili, più che attuale visto poi come quegli stessi diritti sono stati palesemente negati e messi in discussione durante l’emergenza Coronavirus. Adesso bisogna ripartire da un nuovo welfare, quello su cui poggiamo è un fallimento. Ma da dove iniziamo?
Quando gli organizzatori hanno scelto il tema della quinta edizione del Festival dei Diritti Umani, andata in live streaming dal 5 al 7 maggio a causa dell’emergenza Coronavirus, eravamo all’inzio della pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero. Eppure, a pensarci oggi, la decisione di dedicare il Festival ai diritti delle persone disabili è stata quanto mai giusta e attuale. Perché mentre quei diritti venivano dati per certi, il Coronavirus ci ha messo davanti a una realtà ben diversa e agghiacciante: in Italia, ma anche in molti altri Paesi, ci sono persone considerate di seria A e altre di serie B.

«Il Coronavirus ci ha mostrato la fragilità del sistema sanitario, fiaccato da anni di tagli e forse anche da parecchia disorganizzazione», dice il direttore del Festival Danilo De Biasio. «Siamo stati letteralmente fragilizzati dal Covid e ci siamo trovati impotenti di fronte alle terapie intensive che scoppiavano di malati. Siamo stati indignati perché abbiamo visto scaricati nelle Rsa e nelle strutture per le persone con disabilità tantissimi malati bisognosi di cure ancora positivi».

Oggi tutti stiamo vivendo una condizione di fragilità e costrizioni che per molti disabili rappresenta la quotidianità. «È emerso», spiega De Biasio, «che ci sono persone “sacrificabili”». Anche per questo era più che mai importante esserci: «Non è stato facile fare un Festival di questa portata, dovendosi reinventare per l’emergenza Covid e declinando tutto il programma in live streaming. Ci è mancato il contatto con gli studenti dal vivo, i faccia a faccia con i 54 ospiti che si sono collegati in remoto con la nostra regia. Ma ce l’abbiamo fatta: abbiamo avuto migliaia di risposte da casa e ne siamo orgogliosi. Abbiamo superato non pochi imprevisti tecnici, ma siamo stati resilienti quasi quanto i nostri speaker».

Sul sito e sul canale YouTube del Festival è possibile rivedere tutti gli incontri della tre giorni che insieme hanno dato vita a un vero e proprio viaggio nel mondo dei diritti portandoci a una consapevolezza che dobbiamo fare nostra: il modello di welfare di oggi non funziona, è da ricostruire. Ne è un esempio il talk “Coronavirus: scoprirsi fragili, ripartire diversi?”, dove sono intervenuti l’economista Tito Boeri e il consigliere di LEDHA Alberto Fontana, che ha sottolineato come dobbiamo ripartire da un sistema di welfare che davvero non lasci indietro nessuno. Quello attuale, infatti, ha mostrato le sue falle in questo periodo, dove le terapie intensive scoppiavano letteralmente di malati. «Mi ha molto colpito», continua De Biasio, «che Alberto Fontana abbia detto senza mezzi termini “ho dovuto sbattere i pugni sul tavolo per tutelare i miei diritti”».
di Anna Spena
fonte: www.vita.it

Alberto Fontana, che convive con l’atrofia muscolare spinale, ha sottolineato come «In questo momento di difficoltà collettiva ci siamo accorti di quanto le persone con disabilità siano ancora più trasparenti rispetto a prima». Quella di Fontana non è una lamentela, ma un’analisi precisa di quello che è successo: «È sotto gli occhi di tutti», dice, «la società ha abbandonato le persone fragili». L’immagine che restituisce Fontana per spiegarci cosa il sistema politico non ha fatto in queste settimane per tutelare i diritti di tutti è chiarissima ed efficace: «Se sta affondando una barca il capitano urla “prima i bambini”, e i bambini sono i fragili. In questo caso invece il capitano ha urlato: “prima tutti gli altri e poi i fragili, gli anziani, i disabili. Il Coronavirus ci ha messo davanti a una verità triste: il Paese non ci vede come una risorsa, non ci vede come gli altri. In pratica ci hanno detto “cavatevela da soli”, siamo tornati indietro di 30 anni».

Dobbiamo ripensare il sistema. «Bisogna rivedere i pesi», ha ribadito anche Tito Boeri durante il talk, «tra ciò che si spende per le pensioni e ciò che si spende per la disabilità e per gli anziani che non sono autosufficienti». Ma come si possono abbassare le pensioni in una società che invecchia?

«Neanche Boeri aveva una soluzione da applicare nel breve periodo», dice De Biasio. «Quindi il vero tema è combattere l’evasione contributiva e fiscale. Così la palla ripassa ai governi. Ma i governi, di qualunque colore politico, non mi pare abbiano mai fatto un granché sul tema». Ed è qui che entra in gioco il terzo settore: «Siamo stati chiamati durante l’emergenza ad avere un compito fondamentale. Mi sono chiesto: “Stiamo facendo qualcosa che dovrebbe fare lo Stato?” Sì, ma qualcuno deve pur colmare questo deficit e rispondere ai bisogni della fascia della popolazione più fragile che altrimenti sarebbe abbandonata a se stessa. Ma se il Terzo Settore si sostituisce al Servizio Sanitario pubblico non è il privato che lo deve sostenere, ma lo Stato».

Quest’anno il Festival dei Diritti Umani ha collaborato con ARTE, la piattaforma della tv franco-tedesca che ha reso disponibile una selezione di documentari coprodotti sulla disabilità, eccezionalmente fruibili sulla piattaforma arte.tv e sul sito festivaldirittiumani.it dal 1° al 31 maggio 2020.

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