VIBO - Sanità, l'Aned “chiama” tutti alle responsabilità

by Tonino

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Sanità, l'Aned “chiama” tutti alle responsabilità

 

Guardare al futuro non è semplice. Non per chi soffre di patologie croniche, non per chi è costretto a fare riferimento ad una sanità che fa acqua da ogni parte. Così per garanzie che arrivano ci sono sempre falle che restano da coprire. È convinto di questo Giuseppe Rito, vice segretario della Calabria di Aned, l'associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianti.

Dopo l'incontro con il direttore generale reggente Elisabetta Tripodi dello scorso 20 agosto, spiega Rito, «l'Aned credeva di poter cambiare rotta». Una speranza che, però, sembra stata infranta dal ministro della Sanità che «non ha assolutamente fatto niente» denuncia il vice segretario dell'associazione. Il riferimento è alla necessità - anzi ormai urgenza - di «sostituire il personale andato in pensione nei vari reparti». Medici e operatori che ormai sono ridotti all'osso «e tra un paio di anni - incalza Rito - verranno a mancare quasi cinquantamila medici. Come si farà?». Un interrogativo che fa emergere tutta l'urgenza della situazione e che la città conosce bene, con lo Jazzolino che da tempo per garantire i servizi è stata costretta a fare convenzioni con le altre Asp della Calabria per poter avere dei professionisti. Un'emergenza che va dai reparti di Chirurgia ed Ortopedia ma che, soprattutto, nei mesi scorsi si era fatta sentire sul fronte degli anestesisti, per cui nelle scorse settimane era stata fatta una nuova convenzione così da tamponare la situazione e poter garantire gli interventi.

Un problema nel problema, come prosegue Rito, che accende i riflettori anche sul fronte del personale precario perché «quando questi si rivolgono al commissario che spiega che c'è una legge nazionale» ecco che il pensiero torna al ministro della Sanità che avrebbe dovuto fare qualcosa in termini di legislazione. Insomma, per l'Aned non tutto può essere riconducibile al «risparmio» e non convince, in tal senso, Rito il fatto che il ministro «abbia iniziato a dire che ognuno pagherà le spese per la sanità in base al reddito». Da qui il suo suggerimento al prossimo dg «che dovrà impegnarsi a garantire la Regione fino alla somma di 500mila euro, se non raggiungerà almeno il pareggio di bilancio e se poi riuscirà a raggiungere anche un piccolo utile allora potrà avere un bonus». Un sistema di merito, insomma, per una sanità chiamata a cambiare.

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