Barriere mentali e architettoniche, quando la città è inaccessibileLa battaglia dei ciechi e quel progetto mai finito

by Tonino

VIBO


 
Parcheggi riservati occupati e strade impraticabili sono tra le maggiori criticità

Rosita Mercatante

Quella che dovrebbe avere l’aspetto di una piacevole passeggiata nel centro cittadino, assume invece tutti i connotati di un vero e proprio percorso ad ostacoli. E se per un qualsiasi pedone è già difficile districarsi tra marciapiedi mal ridotti e attraversamenti pedonali non regolati da impianti semaforici, per le persone con disabilità ciò si tramuta in un’impresa ardua, spesso impossibile. Ci sono bambini, anziani, cardiopatici, mamme con il loro passeggino, portatori di handicap a far parte di questa categoria “invisibile” verso cui le attenzioni da parte delle Istituzioni così come dalla gente comune sono rare, per non dire inesistenti. Già, perché le fondamenta di una società interessata a tutelare i più deboli sono il senso civico, la solidarietà e l’abbattimento materiale delle barriere architettoniche.

Una meta che nel capoluogo appare ancora molto lontana considerato che in barba ad ogni regola civile e morale i parcheggi riservati agli invalidi, facilmente riconoscibili rispetto a quelli generici perché contrassegnati dalle strisce di colore giallo, vengono occupati dai non autorizzati. Una prassi molto diffusa in città come ha affermato il presidente della sezione provinciale Aism Salvatore Lico: «Sono tante le segnalazioni che quotidianamente ci arrivano per lamentare questo diritto negato. Occupare abusivamente i pochi posti destinati ai disabili crea un grande disagio per le persone afflitte da invalidanti problemi di salute e che si spostano con grandi difficoltà nella maggior parte dei casi per ottenere delle cure mediche». Dunque, il primo ostacolo con cui le persone diversamente abili devono fare i conti è l’inciviltà degli abitanti del posto forse per una questione di diseducazione o di insensibilità, o ancora perché si guarda alla “disabilità” con il distacco di chi non è toccato in prima persona da una vicenda ma come ha aggiunto Lico «ognuno di noi dovrebbe mettere in conto che nel corso della vita questo problema può riguardarci da vicino, anche in maniera temporanea e non per una patologia grave».

In quel caso si diventa capaci di notare i gradoni troppo alti che non permettono l’accesso in un edificio o gli attraversamenti pedonali pericolosi. Queste rappresentano alcuni degli elementi costruttivi che impediscono o limitano gli spostamenti o la fruizione di servizi a soggetti con limitata capacità motoria o sensoriale e che nel capoluogo sono facilmente riscontrabili. Per rendersene effettivamente conto basta muoversi lungo alcune vie principali della città in compagnia di una persona in carrozzina oppure di un non vedente. In via Popilia, ad esempio, manca il raccordo tra i marciapiedi e le strisce pedonali attraverso scivoli considerato che questi sono sopraelevati rispetto al livello stradale. In via Clarisse il marciapiede non ha l’ampiezza adeguata a far transitare una carrozzina e sarebbe necessario un intervento per l’ampliamento della superficie oltre che per il rifacimento della pavimentazione. Ci sono poi barriere come la cabina telefonica in via Dante Alighieri, difronte al palazzo che ospita gli uffici dell’Asp che impediscono completamente la mobilità del disabile. Nel complesso gli enti pubblici si sono adoperati all’abbattimento delle barriere adeguandosi alla normativa.

Allegato:

Vibo non è una città a misura di disabile. Troppe ancora oggi le difficoltà che deve affrontare quotidianamente chi non è normodotato per non rimanere ai margini della società, ossia per avere pari opportunità di vita e di lavoro. Le battaglie fatte sono tante, ma non è ancora arrivato il momento di arrendersi. Sarà così fino a quando «non ci metteranno in condizione di condurre una vita normale senza essere ghettizzati o trattati da diversi» ha spiegato il presidente della sezione provinciale Uici Rocco Deluca. «Per il non vedente è impossibile camminare senza essere accompagnato per le strade della città. In alcuni tratti i marciapiedi mancano proprio, e dove ci sono hanno la pavimentazione disconnessa, sono interrotti da cassonetti, pali per la segnaletica. Insomma nessuno, nemmeno i progettisti hanno tenuto conto che una parte della popolazione ha un deficit visivo».

Si tratta di barriere materiali che finiscono per condizionare negativamente la quotidianità del disabile, in quanto limitano, comprimono l’autonomia e la possibilità di realizzarsi, di interagire con gli altri. «In nessun punto della città ci sono segnalatori acustici per permettere di attraversare da una parte all’altra della strada in sicurezza» ha detto Deluca facendo notare come l’opera compiuta dall’Amministrazione comunale nel 2012 per l’inserimento dei percorsi tattilo-plantari all’interno dei marciapiedi lungo via Matteotti sia rimasta incompiuta (non è mai stato attivato il sistema informatico che tramite l’interazione del bastone con le piastrelle tattili permettono di trasmettere nell’auricolare della persona non vedente dei messaggi vocali con informazioni fondamentali sull’ambiente circostante).

Un problema di accessibilità per i soggetti con disabilità visiva riguarda l’ospedale Jazzolino dove mancano percorsi tattili per l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi. Insomma il desiderio di essere autosufficienti non è affatto semplice da realizzare: «Negli uffici non ci sono carte esplicative sui servizi in braille, così come andare in banca o in posta significa non avere contezza dello scorrimento dell’eliminacode perché non è accompagnato da messaggi audio». Ancor peggio se il settore in esame è quello della cultura: «Ad esempio al Museo Capialbi i reperti archeologici esposti non sono accompagnati da didascalie in braille, e così quando vengono allestite delle mostre d’arte non c’è mai l’attenzione di rivolgersi anche a noi».

ro. me.

I percorsi tattilo-plantarinei marciapiedi sono rimasti senza sistema informatico

In via Fiorentino errori ed... orrori

In Via Fiorentino nel centro storico la scalinata della scuola De Amicis rappresenta l’emblema delle barriere. Un elemento costruttivo che impedisce l’ingresso nell’edificio a chiunque abbia una disabilità. Qui a settembre era stato realizzato uno scivolo sopra i gradini. Quella che però doveva essere una rampa per aiutare i disabili a scendere e salire non è risultato congeniale al contesto né sicuro. Per questo è stato subito smantellato.

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