Terzo settore, cosa ne sarà della Riforma?

Ecco cosa può cambiare dopo il voto del 4 marzo. Il Forum: «Dialogo aperto con tutte le forze politiche»
Ecco cosa può cambiare dopo il voto del 4 marzo. Il Forum: «Dialogo aperto con tutte le forze politiche» Cosa cambia per la riforma del Terzo settore dopo il risultato delle elezioni vinte da due forze, Movimento 5 Stelle e Lega, che nel corso dell’iter della legge si sono dimostrate spesso critiche. Il primo punto è che malgrado le dimissioni rassegnate da Gentiloni lo scorso 24 marzo, il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti. Conferma il sottosegretario al Welfare e padre della riforma Luigi Bobba: «In questa ultima fase gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di portare il più avanti possibile l’iter dei provvedimenti correttivi e di proseguire nella produzione degli atti amministrativi». Nella seconda metà di marzo in effetti il Consiglio dei ministri ha dato semaforo verde ai decreti correttivi su servizio civile universale, impresa sociale e codice del Terzo settore (i dettagli li trovare sul sito di Vita). Nel momento in cui scriviamo invece siamo ancora in attesa del Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) che fornirà tutte le specifiche in materia di 5 per mille, la quarta gamba della riforma. I decreti correttivi dovranno passare il vaglio, comunque non vincolante delle commissioni parlamentari, prima dell’approvazione definitiva. La delega GOVERNO scade a inizio agosto. Il governo che succederò a Gentiloni potenzialmente potrebbe annichilire la riforma? «La legge delega può essere modificata solo dal Parlamento. L’esecutivo che rileverà il nostro testimone ha in linea di principio tre opzioni rispetto ai decreti legislativi approvati lo scorso anno e ai provvedimenti che ne conseguono: completa l’iter, non fa nulla limitandosi allo status quo, modifica i decreti legislativi e/o i decreti correttivi», spiega Bobba. Quale strada prenderà dipenderà anche dall’interlocuzione che le forze politiche presenti nel nuovo parlamento avranno con le rappresentanze del Terzo settore. Prima fra tutte il Forum, con cui il confronto si era già aperto prima del 4 marzo quando una delegazione del Forum aveva incontrato Matteo Orfini per il Partito Democratico, Antonio Palmieri per Forza Italia, Maria Teresa Bellucci per Fratelli d’Italia, Beatrice Lorenzin per Civica Popolare, Alfonso Bonafede per il Movimento 5 Stelle, Roberto Speranza per Liberi e Uguali, Emma Bonino per +Europa e Armando Siri per la Lega. «Il dialogo continua. Stiamo trovando da parte di ogni interlocutore grande attenzione e grande ascolto nei confronti di quelle che sono le istanze del Terzo settore. Da questo punto di vista il confronto c’è ed è positivo. Quello che più preoccupa, invece, è il rischio del prolungamento di una fase di stallo politico», ci aggiorna la portavoce Claudia Fiaschi. Che aggiunge: «Gli enti del Terzo settore hanno bisogno di avere quanto prima un quadro di riferimento normativo il più certo possibile. Penso per esempio a tutto il tema della fiscalità e all’assetto civilistico in relazione all’iscrizione nel Nuovo registro unico». Una prima apertura a queste istanze arriva da Palmieri di Forza Italia che senza mezzi termini invita il governo in carica a spingere sull’acceleratore: «I soggetti del Terzo settore hanno bisogno di avere quanto prima un quadro completo, l’esecutivo vada avanti con i provvedimenti che mancano».

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