Riforma: l’esperto risponde

di Rossella Verga

27 Marzo 2018

L’inchiesta dopo il via libera; la scorsa settimana dei decreti correttivi l’iter delle nuove norme entra nella fase finale Entro agosto l’esecutivo dovrà concludere l’approvazione delle modifiche e molte novità sono già operative.

Le domande arrivate alla redazione da enti e associazioni evidenziano tuttavia ancora tanti dubbi interpretativi. l direttore del Ministero del Lavoro, Alessandro Lombardi, risponde ai primi dieci interrogativi. Dal bilancio sociale alle agevolazioni fiscali, i chiarimenti sugli aspetti più importanti del periodo transitorio Riforma. La riforma del Terzo settore introduce per gli enti con ricavi superiori a 1 milione l’obbligo del bilancio sociale contenente i dati relativi alla «missione» dell’ente. Da quando scatta l’obbligo? Vi sono tenute anche le cooperative sociali? Il bilancio sociale è un nuovo documento che contiene informazioni sugli effetti sociali della gestione dell’ente e sugli obiettivi e i valori in cui si identifica.

Deve essere redatto secondo apposite linee guida che dovranno essere individuate con decreto del Ministero del lavoro, a prova di elezioni per cui fino a quel momento è un documento facoltativo per gli enti del Terzo settore. Sono tenute a quest’obbligo anche le cooperative sociali (che con la riforma assumono la qualifica di impresa sociale di diritto), in quanto si tratta di un adempimento contabile compatibile con la loro normativa specifica (legge n. 381/1991). Gli enti già costituiti alla data di entrata in vigore della riforma (3 agosto 2017) possono adeguare i propri statuti entro 18 mesi. Nella fase transitoria è possibile per una onlus adeguare il proprio statuto e rimanere iscritta nella relativa anagrafe? Certamente è possibile per le onlus adeguare il proprio statuto alle nuove disposizioni nella fase transitoria, rimanendo iscritte nell’ apposita anagrafe. Tuttavia, bisogna prestare attenzione alle modifiche che potrebbero entrare in contrasto con i requisiti previsti dall’ attuale disciplina onlus, la quale sarà abrogata solo quando sarà messo in funzione il nuovo Registro unico nazionale del Terzo settore e la Commissione europea autorizzerà le nuove norme fiscali del Cts. Per evitare problemi di compatibilità, è possibile allineare sin da ora gli statuti, ma prevedere che le modifiche abbiano efficacia solo dopo l’abrogazione della normativa onlus. Siamo un’associazione culturale che organizza corsi di scrittura creativa nei confronti degli associati a pagamento. Ad oggi le somme percepite non sono tassate, in quanto rientrano nell’ attività istituzionale.

Cosa accadrà in futuro? Fino alla completa attuazione della riforma per l’associazione culturale il regime di queste operazioni resta invariato. Successivamente, continueranno ad essere escluse da tassazione le somme versate dai soci a titolo di quote e contributi associativi. Se per partecipare al corso i soci devono pagare somme ulteriori rispetto alla quota associativa, queste ultime dovranno essere assoggettate a tassazione. Per beneficiare di un regime analogo a quello attuale, l’associazione culturale dovrà iscriversi al Registro unico del Terzo settore come associazione di promozione sociale, ove ne ricorrano i requisiti. La riforma prevede l’uscita di scena delle vecchie organizzazioni non lucrative. Le onlus che intendono diventare enti del Terzo settore possono già iniziare a usare la qualifica e il relativo acronimo di Ets nella denominazione sociale? L’ acronimo onlus scomparirà con la messa in funzione del Registro unico nazionale del Terzo settore e verrà sostituito, per gli enti che scelgono di iscriversi, con quello di Ets. Fino a questo momento le onlus continueranno a mantenere la loro qualifica e la loro denominazione, ma potranno già da subito modificare lo statuto aggiungendo il nuovo acronimo di Ets. Tuttavia, nei rapporti con i terzi, negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni con il pubblico la qualifica di Ets non potrà essere utilizzata fino all’ effettiva operatività del Registro, per non suscitare incertezze sulla corretta disciplina applicabile all’ente. Ci sono adempimenti ulteriori per le cooperative sociali, che prima erano «onlus di diritto», a seguito della riforma? Ad esempio, è obbligatoria la nomina dei sindaci in sede di costituzione come per le imprese sociali? N ulla cambia per le cooperative sociali in relazione alla nomina dell’organo di controllo interno, in quanto anche con la riforma queste continueranno ad applicare le norme del codice civile (art. 2543), che impongono la nomina dei sindaci al superamento di limiti dimensionali (art. 2477 c.c.) o in caso di emissione da parte della società di strumenti finanziari non partecipativi. Le cooperative sociali infatti con la riforma assumono la qualifica di «impresa sociale di diritto» e applicano automaticamente le nuove disposizioni previste nei limiti in cui queste ultime sono compatibili con la loro disciplina specifica.

L’art. 22 del D.Lgs. n. 117/2017 prevede una nuova procedura semplificata per il riconoscimento della personalità giuridica da parte di fondazioni e associazioni del Terzo settore. Da quando è possibile utilizzarla? Quali sono le conseguenze? C on la riforma, le associazioni e fondazioni del Terzo settore potranno ottenere il riconoscimento della personalità giuridica iscrivendosi al Registro unico, previa verifica da parte del notaio dei relativi requisiti (condizioni per la costituzione dell’ente e sussistenza di un patrimonio minimo). La nuova procedura è legata alla messa in funzione del Registro unico e, quindi, potrà essere usata solo quando questo sarà operativo. Con l’acquisizione della personalità giuridica, l’associazione risponderà dei propri debiti esclusivamente con il patrimonio. In ogni caso, è possibile iscriversi al Registro anche come associazione non riconosciuta. In base allenuove disposizioni gli Ets devonopubblicare sul proprio sito internet emolumenti,compensio corrispettivi attribuiti ai componentidegli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati. L’obbligo vale già nel periodo transitorio? L a disposizione è stata introdotta per garantire trasparenza sui corrispettivi che vengono erogati dagli enti non profit e riguarda soltanto i soggetti di dimensioni più grandi, con ricavi superiori a 100 mila euro. Per quest’obbligo non è necessario attendere l’entrata in funzione del Registro unico, in quanto è efficace già dall’entrata in vigore del Codice del Terzo settore, (Cts), cioè dal 3 agosto 2017. Trattandosi di un obbligo annuale, gli Ets dovranno iniziare a pubblicare l’ammontare dei corrispettivi sul proprio sito internet solo a partire dal 1° gennaio 2019, con riferimento agli emolumenti, compensi o corrispettivi erogati nell’anno 2018. La riforma definisce esenzioni e risparmi sugli atti per le organizzazioni del non profit. Ma tra gli atti esenti dall’imposta di bollo ai sensi dell’art. 82, comma 5, del Codice rientrano anche le fatture emesse e gli estratti conto? C on la riforma verranno semplificati e snelliti alcuni adempimenti a carico degli enti non profit. Ad esempio non sarà più obbligatorio pagare l’imposta di bollo per tutti gli atti, documenti e contratti degli Ets, tra i quali rientrano anche le fatture emesse e gli estratti conto richiesti. Questa agevolazione si applica già dal 1° gennaio di quest’anno a onlus, odv e aps iscritte negli appositi registri, mentre per tutti gli altri sarà necessario attendere che il Registro unico entri in funzione e che la Commissione europea abbia rilasciato le autorizzazioni di sua competenza. Escluse dall’agevolazione sono solo le imprese sociali costituite in forma societaria, a eccezione delle cooperative sociali. Alcune agevolazioni fiscali (social bonus, detrazioni e deduzioni per le erogazioni liberali, vantaggi in materia di imposte indirette)sono applicabili a onlus, odv e aps già nel periodo transitorio.Sono immediatamente applicabili anche alle coop sociali e alle ong? L a disciplina onlus sarà abrogata solo dopo l’entrata in funzione del Registro unico nazionale e l’autorizzazione della Commissione europea. Dal 1° gennaio 2018, quindi, le cooperative sociali possono già beneficiare, in quanto «onlus di diritto», delle agevolazioni fiscali efficaci nella fase transitoria. Con la piena attuazione della riforma restano incluse, in ogni caso, tra gli Ets destinatari di tali agevolazioni. Questi benefici si applicano nella fase transitoria anche alle ong iscritte all’anagrafe onlus che, per continuare a fruirne, dovranno adeguare gli statuti alle disposizioni del Cts entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore. Siamo una cooperativa sociale che svolge attività di assistenza sociosanitaria. A seguito della riforma, dobbiamo adeguare il nostro statuto alle nuove norme in materia di impresa sociale, contenute nel D.Lgs. n. 112/2017? C on la riforma, le cooperative sociali di cui alla legge n. 381/1991 diventano «imprese sociali di diritto» e applicano le sole disposizioni del D.Lgs. n. 112/2017 che sono compatibili con la loro disciplina specifica. La qualifica di impresa sociale è acquisita dalla cooperativa sociale in maniera automatica, senza necessità di verificare se sussistono i requisiti essenziali previsti per un’impresa sociale né di adeguare lo statuto. Tuttavia, pur non essendo obbligate, in alcuni casi le cooperative potrebbero valutare conveniente conformarsi agli adempimenti previsti per le imprese sociali, come ad esempio per quanto riguarda la redazione del bilancio sociale.

Leave your comments

Post comment as a guest

0
terms and conditions.

Comments