Terzo settore, riforma caotica

di Fabrizio G. Poggiani

27 Marzo 2018

Associazioni sportive rischiano l’esclusione dal registro I provvedimenti correttivi dei decreti legislativi 112/2017 e 117/2017 approvati dal Cdm T erzo settore ancora in piena bagarre.

Non basta la totale incertezza sui tempi per la completa attuazione della riforma, ma ancora nessuna novità dal decreto correttivo, licenziato in questi giorni dal Consiglio dei ministri, per le associazioni sportive che rischiano, per scelta obbligata, di restare fuori dal Registro nazionale, quindi escluse dalla fruizione delle relative agevolazioni. Nella recente riunione del 21 marzo, il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, due provvedimenti (decreti legislativi), contenenti disposizioni correttive del dlgs 112/2017 (impresa sociale) e del d.lgs. 117/2017 (Terzo settore).

Com’è noto, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), con un documento del dicembre 2017 (Riforma del Terzo settore) ha proposto degli emendamenti, con l’obiettivo di rendere possibile, anche agli enti sportivi dilettantistici che aspirano a iscriversi nel costituendo Registro unico nazionale del Terzo settore (Ruts), di mantenere il regime fiscale della legge 398/1991, nonché le altre specifiche disposizioni contenute nel dpr 917/1986 (Tuir). Nel documento citato è stato suggerito, inoltre, di garantire la non tassazione (cosiddetta «decommercializzazione») dei corrispettivi specifici, di cui al comma 3, dell’art.148, del Tuir per le associazioni culturali e di formazione extra scolastica, al fine di evitare sotto il profilo reddituale la tassazione delle quote versate da associati e tesserati, dopo che il legislatore era intervenuto sul punto, nonché la non imponibilità dei proventi derivanti dalla raccolta fondi per gli enti del Terzo settore non commerciali, nel caso in cui il ricavato fosse stato destinato allo svolgimento, con modalità non commerciali, delle attività di interesse generale. Dalla lettura dei provvedimenti licenziati si apprende, invece, che nessuna novità è intervenuta sulla proposta del Cndcec di rendere possibile per gli enti sportivi (associazioni e società sportive dilettantistiche) l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, mantenendo il regime fiscale agevolato, di cui alla legge 398/1991, nonché le disposizioni specifiche presenti nel Tuir.

L’indicazione non era fuori luogo giacché le attuali disposizioni non invogliano tali enti all’iscrizione nel registro nazionale, poiché il regime fiscale della legge 398/1991 è fin troppo agevolativo, rispetto alle alternative proposte, con la conseguenza che, con la mancata iscrizione in detto registro, gli enti che operano nel comparto sportivo non potranno fruire di tutte le altre agevolazioni previste dal nuovo Codice, dovendo tenere conto che lo sport è di interesse nazionale e che, attualmente, sono in forte calo gli sponsor e meno remunerative le attività di corredo che dovrebbero sostenere le società sportive che, sempre più spesso, gestiscono centinaia di ragazzi, tenendoli lontani da situazioni di degrado sociale. Di fatto, i provvedimenti correttivi, sono intervenuti sulla non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per le attività di controllo e di quelle destinate a riserva, confermando la tassazione di utili distribuiti in qualsiasi forma, pertanto anche se la distribuzione avviene con la forma dell’aumento gratuito del capitale. Viene precisato, inoltre, che, per le imprese sociali, gli investimenti agevolati sono quelli eseguiti dopo l’entrata in vigore del provvedimento di riforma (d.lgs. 112/2017), disponendo anche, per gli stessi enti, un limite temporale per la determinazione della quota di lavoratori «molto svantaggiati», mentre per le società cooperative viene prevista una clausola di salvaguardia destinata a garantire che le operazioni, di natura straordinaria, siano sviluppate nel rispetto delle finalità tipiche di tali enti e nell’identità peculiare dell’impresa sociale, costituita nella forma di questo ente mutualistico.

Infine, viene definito in modo migliore l’ambito di applicazione delle misure di natura tributaria e viene integrato l’elenco delle attività di “interesse generale” esercitabili dagli enti del Terzo settore, con un ulteriore intervento riguardo all’obbligo dell’assoggettamento alla revisione legale dei conti, disponendo in tal caso che nell’organo nominato sia presente almeno un revisore iscritto nell’apposito registro e, di specifico per le organizzazioni di volontariato (Odv) di secondo livello, si introduce l’obbligo di avvalersi, in via prevalente, delle attività dei volontari, persone fisiche associate negli enti di primo livello. I correttivi alla riforma del Terzo settore Enti sportivi Associazioni e società sportive dilettantistiche ancora fuori dal Codice del terzo settore con il rischio di perdere i vantaggi relativi per fruire delle agevolazioni presenti nella legge 398/1991 Impresa sociale Investimenti agevolabili solo dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 112/2017, limite temporale sulla determinazione della quota dei lavoratori molto «svantaggiati» e introduzione di clausola di salvaguardia in tema di impresa sociale costituita nella forma di società cooperativa Revisione legale Obbligo imposto soltanto per gli enti del Terzo settore di maggiori dimensioni e presenza di almeno un revisore iscritto nell’apposito registro nel collegio.

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