L’altro “volto” della disabilità tra responsabilità e sinergia

by Tonino

VIBO

SCUOLA, OPERATORI SANITARI E VOLONTARI A CONFRONTO

L’altro “volto” della disabilità tra responsabilità e sinergia

 

Rosita Mercatante

Giovani o meno giovani, la disabilità riguarda tutti. Può colpire chiunque, in qualunque momento e senza preavviso. Partire da questo presupposto può servire ad affrontare con il giusto “interesse” la lotta per rimuovere le svariate forme di esclusione sociale a cui vengono condannate le persone diversamente abili nella loro vita quotidiana, a partire dall’esperienza scolastica spesso vissuta ai margini della classe, per finire alla scarsa partecipazione alle attività sociali. Limiti che – abbandonando il vecchio sistema della “delega e paternalistico” che si è rivelato deleterio – devono essere necessariamente superati attraverso la compartecipazione di tutti.

E non solo chi indossa le vesti pubbliche: anche i privati cittadini hanno delle importanti responsabilità. A questa conclusione si è giunti attorno al tavolo che ieri ha visto relazionare – durante un incontro svoltosi nell’aula magna dell’Istituto superiore “De Filippis - Prestia” – rappresentanti del mondo scolastico, sanitario e dell’associazionismo.

Mondi a se stanti ma, come le dita di una stessa mano, devono riuscire ad apportare il proprio contributo nel progettare ed attuare le strategie per abbattere le barriere culturali prima ancora di quelle materiali che impediscono ai disabili di “aprirsi” al mondo. «I disabili sono persone che non devono solo ricevere, ma possono anche dare qualcosa. È un dovere metterli nelle condizioni di poter rendersi utili alla società» ha spiegato don Giacomo Panizza, direttore della Comunità “Progetto Sud” che al suo arrivo in Calabria, a Lamezia Terme, ha dato applicazione al suo pensiero rivoluzionario «facendo prendere coscienza delle proprie capacità ad un gruppo di giovani in carrozzina» che come veri reporter si sono spostati tra i palazzi delle Istituzioni per chiedere delle risposte sui loro disagi.

Il primo trampolino di lancio per favorire l’autodeterminazione delle persone più deboli deve essere la scuola che, tramite la collaborazione sinergica con le associazioni (con l’avvio del progetto alternanza-lavoro), ha il dovere di favorire concretamente la diffusione di una cultura dell’inclusione come hanno affermato il docente Nicola Raffaele e il dirigente scolastico Pietro Gentile.

Ad intervenire anche Bruno Risoleo, neuropsichiatra dell’Asp che ha evidenziato le lunghe attese a cui si è costretti per ottenere le prestazioni riabilitative (ad esempio 24 mesi per un trattamento logopedico). Particolarmente significative le testimonianze Domenico Rovere, utente del centro diurno “La casa di Anna” e Sania Pagano volontaria dell’Aism. Infine, le allieve del corso di produzione tessile dell’Istituto hanno presentato al pubblico gli abiti disegnati e confezionati da loro in occasione del Natale.

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